AGLI AMICI DELLA CARITAS DIOCESANA E DELLE CARITAS PARROCCHIALI E FORANIALI

Lettera di conforto scritta per tutti noi da Don Luigi Gloazzo, Direttore della Caritas

In questi giorni riemerge in tutti noi un sentimento e una emozione atavica e primaria: la paura. È una condizione del genere animale e umana che ci fa sperimentare ed evidenziare la nostra fragilità e creaturalità. Saperla riconoscere è premessa per poterla “governare” e integrare positivamente nella nostra persona. Ci offre l’opportunità di essere più attenti anche alle paure degli altri, dei migranti, dei bambini, degli anziani, delle persone sole, dei fragili, dei “falliti”, dei violentati.

Tutti abbiamo emozioni e paure. In questo siamo simili. Ci differenziamo nell’apprendere a gestirle senza lasciarci immobilizzare dal panico. La paura ci invita ad essere prudenti e a non sottovalutare le possibili insidie visibili e invisibili.

C’è più di un episodio nella vita di Gesù dove Lui invita a non avere paura: quando tutti rischiano di affondare nelle acque del lago di Tiberiade; quando i discepoli lo vedono camminare sull’acqua; quando appare alle donne dopo la risurrezione (cfr Matteo 8,26; 14,26; …). Nella parabola dei talenti, che il Signore distribuisce secondo le diverse capacità, un servitore cerca di scusarsi dicendo di aver avuto paura e di aver sotterrato il talento (Mt 25,25). Lui lo ammonisce dicendogli che ha sprecato la vita, che non è vissuto.

Il sapere nuovo, non elitario, non accademico, fiorisce dall’esperienza. Questa la possiamo “riempire” di senso e valore a seconda di come la orientiamo e per chi la “giochiamo”. Ci regalerà una fede passata al vaglio del fior di farina, che è il più fine, e una sapienza che illumina tutto il nostro cammino, fino al compimento.

In questi frangenti di emergenze desidero incoraggiarvi e ringraziarvi tutti, volontari e dipendenti, per il servizio che svolgete con continuità. È in questo momento che sperimentiamo che cos’è la Caritas più ancora dei percorsi di formazione, anche se ben organizzati, condotti e partecipati. Sono i poveri, gli ultimi, coloro che non sono in grado di provvedere a loro stessi e all’essenziale per la propria vita che noi avviciniamo, accogliamo e serviamo. Il vivere con/per loro dà senso alla vita e fa scoprire fratelli e sorelle in un mondo molte volte inospitale.

Grazie.

Don Luigi

Udine 13 marzo 2020

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