Francesco

Avevo il desiderio che il Papa che si stava eleggendo esprimesse e realizzasse le attese non solo dei cristiani cattolici, ma anche di tante persone di buona volontà che guardano alla Chiesa con speranza… Poi siamo stati tutti superati nelle aspettative.

PAPA FRANCESCO, DONO DELLO SPIRITO SANTO ALL’UMANITÀ

Avevo il desiderio che il Papa che si stava eleggendo esprimesse e realizzasse le attese non solo dei cristiani cattolici, ma anche di tante persone di buona volontà che guardano alla Chiesa con speranza e le attribuiscono una forza di trasformazione verso un mondo più giusto e una valenza culturale molto importante.
Poi siamo stati tutti superati nelle aspettative.
 
 
Il Dio della Vita è capace di immettere nella storia una qualità di “vino buono” (Gv 2,10) che rallegra il cuore degli invitati alle nozze e li fa gioire per il dono inaspettato. Papa Francesco ci sta sorprendendo, come Dio, ed interpreta il suo ministero con un tocco umano ed evangelico d’altri tempi: quelli della semplicità evangelica, che ci manifesta il grande mistero dell’incarnazione, di Dio che si rivela nell’umanità. Il bello è che le cose che dice sono quelle che pratica. Ciò di cui parla sgorga dal suo cuore e va al cuore. Ciò che più sorprende di lui è ciò che abita il cuore di ogni persona: l’umanità vissuta in maniera autentica. Insomma ci si meraviglia per qualcosa che dovrebbe essere “normale”, cioè esprimere e coltivare la nostra umanità in qualunque ruolo ci abbia assegnato lo Spirito. E’ paradossale che ci sorprenda il fatto che non abbia messo sotto il tappeto proprio il dono più straordinario che Dio gli ha fatto, quello della vita umana genuina, delle relazioni semplici, delle passioni per la vita e le vite delle persone più fragili e “incappate nei ladroni” lungo il percorso della loro vita.  A ben guardare occorreva proprio un uomo latinoamericano figlio dell’emigrazione, un sacerdote che conosce i poveri non per sentito dire, un vescovo che ha preso le distanze dall’esercizio populista del potere, un cardinale che in una metropoli cerca il contatto con la gente che viaggia in autobus o in metrò per farci riscoprire la forza e la bellezza della semplicità, dell’umanità, della comunicazione empatica. Sembra proprio che voglia dire: “Sono un pover uomo che viaggia (la vita) accanto a tanti “anonimi pover uomini” di cui appena ci si ricorda il volto affaticato, una volta scesi alla stazione di arrivo”.
 
 
Credo che tutti dobbiamo essere riconoscenti alla Chiesa latinoamericana per questo suo dono alla Chiesa universale. In Jorge Bergoglio, diventato Papa Francesco, ritornano in Europa e nel mondo i doni, ulteriormente arricchiti, più universali e meno venali, che sono partiti con le navi cariche di emigranti. La Chiesa universale e quella europea e friulana, è chiamata a riscoprire il dono della propria umanità vissuta in pienezza come strada per la umanizzazione del mondo intero e l’evangelizzazione sempre nuova. Lui è più attento alle persone che ai personaggi, più al popolo di Dio che al peso dell’amministrazione e della burocratizzazione della pastorale, più alla “carne di Cristo”, che è la persona umana, che agli equilibri geo politici, più all’uso dei soldi come un mezzo per operare il bene concreto che al loro valore di speculazione e investimento finanziario.
 
 
Su quali linee intenderà qualificare il suo ministero di vescovo di Roma e di Papa della Chiesa cattolica? Credo che si delineano già alcune prospettive chiare:
·         Il lavoro pastorale dei vescovi, dei presbiteri, dei ministri ed operatori pastorali sarà orientato più all’incontro, alla visita e all’accoglienza delle persone che alla parte amministrativa e burocratica. Già i sacerdoti della nostra diocesi sentono il peso gravoso di questo servizio, anche se necessario, ma occorrerà che venga provvidenzialmente assunto dai laici qualificati che vivono nelle molte parrocchie.
·         Di fronte alla fragilità della vita e delle relazioni tra le persone e la vita di famiglia è sempre prioritario far conoscere il volto misericordioso di Dio, rivelato da Gesù Cristo. La persona è molto più grande ed ha dignità di figlio di Dio prima e dopo i propri fallimenti.
·         I laici sono protagonisti e non solo collaboratori, sono evangelizzatori e non solo ripetitori di corrette formulazioni dottrinali, sono soggetti attivi che partecipano e promuovono la vita pastorale e non solo esecutori di piani fatti dal clero.
·         I laici, nelle relazioni quotidiane e ambienti dove vivono e lavorano, hanno la missione di avvicinare i battezzati, distanti e sospettosi, al volto autentico della Chiesa di Gesù Cristo, che li ama come il Padre che “Ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16).
Diciamo grazie di cuore al Signore che ha fatto un ulteriore dono alla sua Chiesa e all’umanità e buon lavoro pastorale a tutti noi.
 
Don Luigi Gloazzo
 

 

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