di don Luigi Gloazzo

La Pace

Della pace si parla soprattutto quando manca, come della salute e della giovinezza. Tutti la desiderano, la augurano, la invocano e, in qualche caso, la accolgono come un dono prezioso. È sulla bocca di tutti, anche di chi decide di armarsi per fare la guerra, magari travestendola di “difesa”, come ammonisce Papa Leone XIV evidenziando la menzogna con cui tenta di giustificarsi il potere.

Non sappiamo più cosa dire e cosa fare di fronte alle conseguenze della morte che provocano le guerre. Abbiamo tutti davanti agli occhi gli orrori della distruzione e delle tragedie umane che lasciano i conflitti armati e le vendette che proliferano dopo ogni provocazione violenta.

Come persona vissuta dopo la seconda guerra mondiale, ho nella mente ancora gli echi dei racconti dei miei genitori. Come presbitero, gli orientamenti del gruppo di preti di «Glesie locâl: Furtunâts chei che a puartin la pâs» (si può leggere qui), del settembre 1986 e di mons. Alfredo Battisti, che nel Natale dello stesso anno ci ha lasciato una lettera pastorale: «Una chiesa profetica per la pace nel mondo» (si può leggere qui), per l’anno internazionale della pace. Ambedue ci facevano riflettere in modo magisteriale sul dono/compito della pace con un taglio biblico, ecclesiale e pastorale sempre attuale.

Ambedue i documenti sono da rileggere con attenzione. Credo che la nostra formazione umana, civile e cristiana non possa prescindere dal continuare a riflettere e mettere a tema nella predicazione e nella preghiera: la pace. La pace è il dono che Gesù Cristo fa alla sua Comunità impaurita e rinchiusa in sé. La pace è la condizione per l’incontro propositivo con il mondo, anche con quello che ricorre alle persecuzioni e alla “violenza religiosa”.

La violenza incomincia dal cuore prigioniero della paura e diventa atteggiamento, linguaggio e giustificazione della vendetta omicida e del delirio della guerra. Il Vangelo e la riflessione sempre più attenta della Chiesa, smascherano questo linguaggio che tenta di renderlo accettabile, naturale come un destino. Il loro insegnamento profetico ci avverte che non c’è relazione tra religione e potere militare, tra il mondo misterioso della sacralità e quello crudele della guerra. Chi cerca di contrabbandarla come guerra di religione nasconde interessi palesi e occulti e continua a diffondere una menzogna che scandalizza i “piccoli”.

La fede e la pratica cristiana propone sempre uno stile di vita contro corrente. Delegittima la guerra e i poteri che la presentano come inevitabile contro i “cattivi”. Lo scandalo “imperdonabile” avviene quando attorno ai tavoli dove si decidono le guerre, sono seduti o in piedi a pregare signori, ben vestiti e profumati, per il buon esito della guerra come strumento della verità e della lotta contro il “maligno” e i suoi demoni. La guerra è una bestemmia e, prima ancora una pazzia (Alienum a ratione), come annotava già Papa Giovanni XXIII nella «Pacem in terris» (N. 67), l’enciclica dell’11 aprile 1963, la più sofferta per la minaccia della guerra e piena di speranza.

La Caritas italiana e quelle diocesane avevano raccolto la proposta di accompagnare i giovani che obiettavano al servizio militare obbligatorio e avevano strutturato un periodo di servizio ai poveri e alle persone fragili, nel servizio civile. È stato il tempo in cui molti giovani e ragazze hanno deciso e riorientato il loro futuro professionale, a seguito dell’incontro con i poveri. Molti hanno fatto l’obiezione alle spese militari donando l’equivalente delle tasse ad Istituti e realtà che operavano per la pace. Diversi presbiteri, dopo una adeguata motivazione, non hanno presenziato con vesti liturgiche a benedizioni di monumenti dei “caduti” nelle guerre e altre iniziative per promuovere il Vangelo della pace come dono e impegno culturale, civile ed ecclesiale.

Oggi non possiamo rimanere semplicemente sconcertati di fronte alle vittime della guerra, non solo di quelle che vengono mostrate dai mezzi di comunicazione, ma anche delle “guerre dimenticate” che affliggono i popoli e i poveri della terra e che escono dalle cronache dopo breve tempo. Che il Signore risorto ci faccia accogliere ogni giorno il dono/compito della pace e che apra il nostro cuore, quella della Chiesa e del mondo a praticarlo e proporlo.

Don Luigi Gloazzo

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