Si è spenta Suor Nevina Martinis

Direttrice della Caritas diocesana di Udine dal 1998 al 1999, si è spesa nell’aiuto alle persone immigrate e alle donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. I funerali saranno celebrati mercoledì a Zugliano.

Si è spenta a Bassano del Grappa Suor Nevina Martinis, a 67 anni.
Dal settembre del 1998 all’ottobre del 1999 fu direttrice della Caritas Diocesana di Udine.
Nata il 4 febbraio 1946, originaria di Zugliano, divenne suora della Divina Volontà. Dopo un’esperienza pluriennale in Germania, nella missione degli emigranti italiani degli Scalabriniani di Wuppertal, nel 1989 iniziò a svolgere servizio alla Caritas diocesana di Udine. Proprio lì si spese per gli immigrati e per il recupero delle donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.
 
 Il funerale sarà celebrato mercoledì a Zugliano.
 
 
 
La testimonianza di suor Nevina.

Una sera, tornando a casa abbastanza tardi, vidi ferma sul marciapiede, in attesa di clienti, una ragazza vistosamente incinta. Mi fermai. Le chiesi se potevo esserle utile. Mi rispose bruscamente che non aveva bisogno di me. Ma non me la sentivo di lasciarla lì senza tentare un aiuto. Ero del tutto inesperta, non sapevo quale fosse l’approccio migliore, ma non potevo lasciare sulla strada quella ragazza. Sono andata in un bar ed ho preso un tè. 
Portandoglielo le ho detto: “Non avere paura. Sono Suor Nevina, una suora della Caritas”. E le ho mostrato il crocifisso. Mi si è buttata al collo singhiozzando. Ingenuamente le ho chiesto se voleva che l’accompagnassi a casa. Montò in macchina e mi condusse nella casa abbandonata dove aveva le sue poche cose. Una volta incinta l’organizzazione l’aveva scaricata e lei aveva trovato rifugio in una topaia diroccata insieme a dei marocchini. 
Le proposi di venire a dormire a casa mia. Così Liliana mi aprì gli occhi sulla povertà della strada e mi ci incamminai. Scoprii un mondo di relazioni incredibili, solidali e violente insieme, squallide, ma anche spezzoni di altissima umanità. Imparai a capire perché il Maestro mi aveva detto (e io ne provavo sempre stizza!): “Ti precederanno” (cfr Mt 21). Iniziò per me un intreccio di impegni: il centro d’ascolto, le Caritas parrocchiali, la formazione, la scuola d’italiano per stranieri e, nelle sere più libere, le uscite per farmi conoscere dalle ragazze sulla strada. Ho vissuto una crescente solitudine insieme ad un enorme coinvolgimento. Mi era sempre più evidente la necessità di momenti di confronto con persone della stessa lunghezza d’onda. Accostando persone ferite nella relazione, sentivo necessario alimentare le mie relazioni, respirare comunicazione e possibilmente comunione. Man mano capivo che la strada era una sfida alla mia crescita, alla maturazione psico-affettiva della mia scelta di celibato. Dovevo imparare il modo di stare vicina con autenticità a queste vittime del sesso, senza moralismi, limpida, aperta, accettando gli inevitabili imbarazzi, lo schifo, l’indignazione. Il mio essere fuori dal convento, sulla strada, osservabile, vulnerabile, era la situazione necessaria per stare con chi sulla strada gioca la propria vita e la propria morte.

 

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