Il mio servizio civile in Grecia

Testimonianza di Francesca Benenati

L’esperienza del servizio civile in Grecia è indescrivibile. Non è facile decidere di partire quando si è ben radicati nel proprio territorio: io avevo iniziato a lavorare come insegnante di sostegno nelle scuole, a casa avevo gli amici, la famiglia, tutti i miei impegni di volontariato e i miei hobby. Eppure avevo voglia di fare un’esperienza all’estero e soprattutto di mettermi a servizio nell’ambito delle migrazioni, a cui ero molto interessata.

Ne è valsa la pena di lasciare tutto e partire: il servizio civile è stata per me un’occasione di crescita sia professionale che personale. Professionale perché per la prima volta ho conosciuto le dinamiche della cooperazione, sperimentandomi nella progettazione, facendo ricerche e approfondimenti, seguendo le attività di advocacy, organizzando attività con i migranti, conoscendo una realtà così articolata e complessa come quella di Caritas in Grecia. Personale perché più che lavorare con i migranti ad Atene, ho avuto la fortuna di incontrare persone splendide e creare delle amicizie davvero intense.

Dallo scambio con loro mi porto dietro due grandi consapevolezze. La prima è la grande ingiustizia dei confini: il fatto che io sia nata in Italia mi apre molte più porte e molte più frontiere dei miei coetanei nati in Siria, a parità di capacità e competenze.

La legge dovrebbe essere uguale per tutti, ma in realtà il mio pezzo di carta – il passaporto – vale più del loro: è la roulette della vita, avere la fortuna di nascere nell’angolo di mondo giusto. La seconda consapevolezza è che quando si è lontani da casa – per qualsiasi motivo, lavoro, viaggio o migrazione forzata – l’unica grande ricchezza che può colmare il vuoto della distanza sono le persone e le relazioni che si costruiscono. In questo senso Atene mi ha dato tanta tanta ricchezza.

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