di don Luigi Gloazzo

Pace: dono accolto e condiviso

Da diversi anni nelle chiese si invoca la pace nelle preghiere, da quando cioè dal lontano Oriente o dall’Africa le guerre sono esplose anche in Europa e nel Vicino Oriente. Prima di tale avvicinamento dei conflitti, le nostre preghiere erano relegate nelle formule delle Preghiere dei Fedeli, nelle Veglie notturne e negli incontri ecumenici e interreligiosi. Sono lontani i tempi in cui nelle famiglie si pregava il Rosario per chi era al fronte o prigioniero di guerra. Ora il mondo è entrato nel nostro cortile e siamo tutti a chiederci, di fronte al bombardamento delle informazioni e immagini di distruzioni, cosa pensare e fare personalmente, come Chiesa e come società civile.

I riferimenti ai valori fondamentali della Carta Costituzionale, alla Parola di Dio e della Chiesa sono chiari, ma la loro applicazione è soggetta a scelte, figlie o figliastre di accordi, di scelte di campo economico-finanziario, politico e ideologico. Sono queste scelte che ci fanno decidere chi trattare come amico e chi come nemico. Così si perpetua razionalmente il tranello di pensarsi sul fronte giusto, di essere nella verità e di accollare al nemico l’errore, la colpa, la irrazionalità e malvagità delle intenzioni.

Per questa strada, implementata dai media di turno, si scarica il peso etico e psicologico personale che comporta la connivenza con la violenza, le distruzioni, le morti, i lutti e le guerre. È per questo labirinto psicologico e morale che la razionalità ha inventato la legittimazione delle “guerre giuste, e finalizzate a una successiva pace equa”, travestendo le guerre, che sono per interesse, il controllo delle fonti energetiche e l’ingordigia di potenza, in necessarie per “esportare” la libertà. Il peggio, per chi si ispira alla logica umana e del Vangelo, avviene quando la si propaganda con parole sensibili alla nostra cultura occidentale, come per esempio: esportare la democrazia, imporre il Dio vero dei cristiani o dei mussulmani. Come se queste divinità, in realtà idoli pagani, avessero bisogno di vittime per essere sacrificate in culto sacrilego!

Non so quanti di coloro che si ispirano ad una visione umana e cristiana, riescano ancora a giustificare la loro posizione guerrafondaia! Mi sembravano lontane e passate le stagioni in cui si pensava alla guerra come una malattia naturale di crescita che, eliminando le tossine, cioè la povera gente, le persone “imbelli e inutili”, fortificava il corpo malato della società ritornando a prestazioni virili e maschie! Nei giorni nostri si torna a giocare con il fuoco della violenza, come i bambini curiosi e imprudenti, senza rendersi conto delle conseguenze. Senza la giustizia non si vive e convive. Senza la condivisione delle risorse non si edifica una famiglia umana ed universale. La vita sarà sempre un torneo medioevale, non certo finalizzato a sposare la figlia del Re, ma a imporre il dominio di chi è il più forte e potente, di chi si è auto-legittimato a portarsi a casa e mangiare la fetta più grande della torta. Oggi, sotto i nostri occhi, la guerra si estende a “macchia di petr-olio”!

La pace, oltre alla preghiera, che è la comunione con “Principe della pace” (Isaia 9,5), ha bisogno di regole comuni, da condividere e rispettare, per la vita di tutti, incominciando dai più fragili e i senza storia. La pace ha bisogno di “artigiani” (Matteo 5,9) che la rendono possibile con le loro scelte e testimonianza. Già nella Prima Alleanza, quello che noi chiamiamo Antico Testamento, si metteva un confine nel rapporto conflittuale con il prossimo: “Non ucciderai” (Genesi 20,13). Oltrepassato questo confine ritorniamo alla legge del più forte, che quasi mai è quella che rispetta tutti con giustizia. Tutto il Vangelo ci presenta Gesù che, invece di toglierla, dà la sua vita per la pace con Dio, le persone e la terra!

La nostra preghiera in questo tempo di Quaresima e di attesa della Pasqua di Resurrezione sia orientata sempre alla domanda coinvolgente della pace, sia personalmente, che in famiglia e nella liturgia. Siamo sempre nell’Esodo e la Terra promessa è il nostro cuore, la casa dove abita il mondo con tutta la sua gente.

Buona Pasqua.

Don Luigi Gloazzo

Segui le attività della Caritas diocesana di Udine sui social

Facebookrssyoutube

Condividi questo articolo

Facebookmail