Philotimo, ossia “ricominciamo dai greci”

Di Sabrina Candussio.
L’idea di andare ad Atene non come turisti, non più come studenti in gita, ma come volontari con la Caritas, è stato un approdo. Da qualche anno, nel liceo in cui insegno, la quasi totalità delle classi quinte…

L’idea di andare ad Atene non come turisti, non più come studenti in gita, ma come volontari con la Caritas, è stato un approdo.
 
Da qualche anno, nel liceo in cui insegno, la quasi totalità delle classi quinte sceglie la Grecia come meta del viaggio di istruzione, coniugando, in itinerari non convenzionali, aspetti storici, culturali e naturali che spaziano nel tempo e permettono un confronto con la nostra cultura e la società in cui viviamo.
 
In tempi di crisi, viene anche proposto come viaggio solidale.
 
La bravura delle nostre guide rende questi viaggi speciali, un vero percorso anche esistenziale sul quale poter lavorare e riflettere in seguito a scuola.
 
Dopo aver letto il bel libro del giornalista free lance Giuseppe Ciulla. resoconto del suo lungo viaggio in Grecia nell’estate del 2012, ho pensato che gli studenti dovevano conoscerlo. E all’incontro ho avuto la fortuna di poter chiamare anche Danilo Feliciangeli, della Caritas italiana, coordinatore negli ultimi anni di progetti di aiuto in Grecia, Turchia, Georgia e Armenia.
 
Questo incontro, intitolato: Grecia: terra di “confini”, tra crisi, resistenza e philotimo, è stato una grande occasione di confronto e di riflessione che ci ha interrogati.
 
E’ lo sguardo umano del giornalista che percorre “dal basso” la Grecia, mescolandosi a qualsiasi viaggiatore e incontra le persone senza un piano di intervista, o le va a cercare se qualcuno glielo ha consigliato, parla con loro, cerca di capire ciò che anima le loro azioni, le loro scelte, in alcuni casi semplicemente si mette in ascolto e guarda, perché la lingua non lo aiuta (come con il muftì di Sidiro) e allora scopre tutta la grandezza di un gesto di pietà che non fa notizia perché non sta sotto i riflettori, perché è diretto verso chi non ha più nome.
 
La crisi raccontata passo dopo passo, incontro dopo incontro, diventa anche un’occasione di celebrazione della vita, della resistenza e grandezza d’animo, accompagnate sempre dall’ apertura all’altro. Un modo di essere che ben si accorda con il termine philotimo che Ciulla incontra nel suo percorso per la prima volta quando chiede ad una dottoressa in una clinica di Perama perché fa servizio volontario lì, tra persone che non possono pagare, lei che lavora nel quartiere più ricco di Atene. E la risposta è: philotimo. Questa parola difficilmente traducibile, che è un tutt’uno con l’essere greci, esprime la loro più alta virtù e va a includere la bontà, la trasparenza, la disponibilità, l’offrire la propria anima per una causa senza voler nulla in cambio, sapendo che la più grande soddisfazione sta nel dare e non nel ricevere, che non puoi che essere così.
 
Per tutto il viaggio, lungo 4000 chilometri, dice Ciulla, cercherà l’incarnazione di questa parola e la riconoscerà nei volti e nelle storie diverse che incontrerà, nelle scelte di vita e nei percorsi coraggiosi che solo i momenti difficili portano alla luce.
 
E poi lo sguardo di chi più strettamente agisce per offrire e coordinare azioni di aiuto: Danilo Feliciangeli ha saputo illustrare alcuni elementi significativi della crisi greca e dei suoi effetti a livello politico, economico, antropologico-sociale e psicologico. Ha illustrato alcune linee operative messe in atto dalle Caritas italiane in accordo con quelle greche, i progetti ancora in fase organizzativa.
 
Ed è proprio a conclusione di questo incontro che due studenti mi hanno espresso il desiderio di fare qualcosa per la Grecia dopo gli Esami di Stato, di restituire, in qualche modo, quanto avevano ricevuto nel viaggio fatto in autunno. L’idea, accolta subito con grande entusiasmo, si è andata pian piano concretizzando assieme alla Caritas di Udine nelle persone di Stefano Comand, direttore dell’Ufficio missionario, e Fausta Gerin, referente per l’educazione alla mondialità, i quali,in accordo con Danilo Feliciangeli e i suoi collaboratori, hanno messo a punto un programma.
 
Il nome del gruppo non poteva che essere Philotimo.
 
Dodici studenti liceali, un’insegnante, due studentesse universitarie (di cui una cipriota) ed un sacerdote, sono partiti per Atene il 13 luglio e sono stati poi raggiunti da cinque giovani ed un educatore padovani.
 
Ospitati in un ex studentato nel quartiere Neos Kosmos, abbiamo offerto la nostra collaborazione in più realtà: alcuni lavori sono stati svolti nella struttura che ci ospitava (sistemazione del giardino e del cortile interno, pittura infissi e pareti interne del salotto e sala da pranzo, catalogazione mobilio, riorganizzazione cucina e dispensa), altri sono stati effettuati nella sede della Caritas Ellas e Caritas Atene (mensa, riordino e distribuzione vestiario, predisposizione della documentazione dei nuovi immigrati e rifugiati, corsi di inglese, lavori di ristrutturazione), nel centro gestito dalle suore di Madre Teresa (mensa, relazione con gli ospiti), animazione nel campo estivo per bambini immigrati con l’associazione ARSIS.
 
Sono state, inoltre, effettuate due uscite: la prima ad Oropòs, nel nord dell’Attica, per visitare il centro spontaneo di attività di prima assistenza organizzato da cittadini (distribuzione vestiario e borse alimentari per una quarantina di famiglie bisognose), e il campo di volontariato internazionale, gestito da Giovanna, volontaria italiana, che assieme a giovani provenienti da vari Paesi stava organizzando un festival del volontariato internazionale; l’altra ad Ellinikò, dove, nell’area dell’ex aeroporto un comitato di cittadini gestisce un progetto spontaneo di orti sociali in risposta al piano di costruzione di una città nella città, una nuova grande area urbana per ricchi, grazie ad un investimento miliardario di gruppi finanziari stranieri assieme ad un noto magnate greco. Sempre ad Ellinikò opera l’ambulatorio sociale, dove, grazie a medici e operatori volontari, vengono accolte e curate persone che hanno perso il lavoro e anche l’assistenza sanitaria.
 
Testimonianze di resistenza e di speranza che ci hanno commosso.
 
Più volte mi è risuonato quel concetto che è come il respiro per i greci: philotimo. L’ho visto nello sguardo di tante persone incontrate, l’ho sentito nelle parole, ma è passato soprattutto attraverso le azioni, i piccoli gesti, a volte uno sguardo, un sorriso, un silenzio pieno d’attesa, un efcharistò detto col cuore, una stretta di mano.
 
Il nostro soggiorno di dieci giorni è stato breve, ma umanamente molto intenso sia per il servizio reso nelle realtà che abbiamo conosciuto sia per la possibilità di ascoltare testimonianze diverse e significative (dallo psicologo Stamos, che ci ha offerto una nuova chiave di lettura della crisi, ai frati cappuccini e alle persone albanesi che da tempo vivono ad Atene che ci hanno raccontato un po’ la loro storia, a Filippo della Comunità Papa Giovanni XXIII che vivrà nell’ex studentato per qualche anno con la sua famiglia e si metterà a servizio di chi ha bisogno) … incontri programmati e altri no, come quello con il farmacista che una sera ci ha fermati per strada perché ha sentito parlare italiano (lui che ha studiato in Iitalia e che si sente ancora a lei legato), e ci ha raccontato la crisi come lui la vede e la vive.
 
Ho visto come un gruppo eterogeneo per età, scelte di vita e motivazioni,è riuscito a convivere assieme e a fare del lavoro e del servizio anche un’occasione di gioia di stare assieme, un’occasione per riflettere e porsi domande, ha imparato ad ascoltare di più e a vedere la realtà con occhi diversi, più attenti e sensibili.
 
Ognuno con la sua personalità e la sua storia, ognuno coi modi suoi e tempi suoi, ha dato qualcosa e ha imparato che il primo passo verso l’altro è saperlo vedere veramente, è saper cercare un contatto.
 
Ogni nostro piccolo aiuto non risolve alcuna situazione ma ci aiuta a conoscerla un po’ meglio, soprattutto ci può far cambiare in meglio, ci insegna che ci sono cose che non riusciamo a capire e ci vuole tempo per capirle. Chi di noi ha fatto servizio in mensa in Caritas, ad esempio, ha visto restituire, da parte di alcuni immigrati,i vassoi pieni, buttare via il pane fresco (che con cura avevamo tagliato appena arrivati) e il cibo del giorno. Una volontaria ci ha detto: “Vengono anche se non sono affamati”. Il cibo buono, il pane fresco. Non abbiamo capito, abbiamo cercato di chiedere a chi li buttava nella spazzatura sotto i nostri occhi, ma non abbiamo ottenuto risposta. Questo spreco e questo rifiuto: una motivazione a noi sconosciuta e inaccettabile dal nostro punto di vista. Forse capiremo meglio il prossimo anno, perché è nostra intenzione tornare.
 
Ci sono tante crisi: quelle sbattute in prima pagina e quelle di cui si parla poco o nulla perché non fanno più notizia, quelle che distinguono tra povertà e miseria, quelle visibili e quelle che percepisci solo se ti accosti di più e in modo diverso, ci sono crisi che portiamo dentro e vengono alla luce solo in alcuni momenti, quelle che ci sembrano lontane e invece sono dietro l’angolo.
 
E poi ci siamo noi: quello che siamo e quello che, nella vita, decidiamo di essere e di diventare. C’è chi riesce a far emergere la parte peggiore di sé nei momenti di difficoltà e chi, invece, fa uscire la migliore, quella che nobilita e smuove nuovamente la speranza.
 
All’entrata dell’ambulatorio sociale di Ellinikò c’è un testo che, reca al suo interno lo slogan dei volontari: “nessuno è solo nella sua crisi”. Io spero sia così, sempre.
 
In questi tempi di crisi, la Grecia che visito e vedo ha comunque sempre il volto dell’accoglienza omerica, quella che rende l’ospite sacro, lo fa sentire a casa, parte di una terra che è di tutti perché fa parte di un comune passato, radici dello stesso albero, della stessa cultura. E’ anche la Grecia della resistenza, del coraggio, dei progetti di aiuto coordinati da enti oppure messi in atto privatamente, silenziosamente, tenacemente.
 
Ho incontrato e continuo ad incontrare persone meravigliose che ci insegnano quanto è importante credere, come dice Morin, che “non avere il migliore dei mondi possibili, non ci impedisce di rendere migliore il mondo in cui viviamo”.
 
Allora possiamo dire, come spesso fa Giuseppe Ciulla,: “ ricominciamo dai greci”.
 
Allora philotimo diventerà una ricerca che ci muove verso l’altro, con amore.
 
Allora onoreremo la vita.
 
 
 
Sabrina Candussio

 

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