Problemi percepiti e problemi reali

Parafrasando il Vangelo di Marco (2, 9), cos’è più facile (e con più facile intendo più redditizio dal punto di vista elettorale): dire che i nostri problemi sono enormi, da un punto di vista climatico, economico, sociale e lavorativo, oppure che i nostri problemi sono qualche decina di persone che tenta di sfuggire alla guerra e alla fame e cerca un’opportunità nel nostro Paese (di cui forse conosce abbastanza per aver già deciso di proseguire oltre – se le contorsioni normative glielo permettessero)?

Cos’è più facile: dare risposte a problemi percepiti ed artefatti o darle a problemi reali e globali? Restringere tutta la realtà al locale o rendersi conto che la globalizzazione richiede una risposta locale ma elaborata per essere incisiva a livello globale? Ma questo è solo un lato della medaglia, comunque bisognoso di una profonda e radicale pulizia.

L’altro è questo: cos’è più facile? Accontentarsi di una narrazione già confezionata, all’apparenza oggettiva e priva di difetti, lapalissiana e bisognosa solo (ma non sempre, perché alle volte viene subdolamente fornita anche quella) di una conclusione oppure sforzarsi di guardare al di là del proprio pollice e dello schermo su cui compulsivamente passa il mondo; accettare il mal di testa dovuto all’ascolto di più campane?

Al solito, è più facile proporre soluzioni a problemi inventati e accontentarsi di accettare che tali problemi e le relative soluzioni siano autentici. Chi li propone ha l’opportunità di capitalizzare la propria fetta di consenso (fondamentale di questi tempi, più che la stessa verità) e chi li accetta ha comunque un’opinione di quello su cui deve averla, cioè tutto. Tranne ciò che realmente inciderà sulla sua vita.

Da una rapida analisi dei contenuti apparsi sul web nell’ultimo anno si scopre come il tema immigrazione sia stato costantemente (tranne un picco a marzo in occasione dello sciopero globale dei giovani) più seguito, ricercato, perciò percepito come un problema rispetto al cambiamento climatico e alle sue conseguenze (tra cui, guarda caso, c’è anche l’immigrazione). Ciò significa che lo sbarco sulle nostre coste di 7335 migranti nello stesso lasso di tempo è percepito come maggiormente significativo e drammatico rispetto, ad esempio, al fatto che il costo economico per un paio di gradi di riscaldamento globale si aggiri intorno ai 69mila miliardi di dollari entro il 2100 (più o meno come 27 volte il debito pubblico italiano, che ammonta a 2.365 miliardi di euro e di cui nessuna forza politica parla). Non serve essere un ragioniere contabile per accorgersi che qualcosa non torna. Non si tratta dei numeri, ma della narrazione che di questi numeri viene fatta, se viene fatta. 

Il recente rapporto ONU sui cambiamenti climatici evidenzia come il sistema alimentare globale contribuisca per il 30% alle emissioni totali di gas serra, e suggerisce perciò un mutamento nella dieta – più frutta e verdura, preferibilmente a km0, che carne – per tentare un cambiamento di rotta. Difficile che un tema del genere diventi oggetto di una campagna elettorale; è appunto più facile alimentare la percezione di un problema inesistente al punto da renderlo reale con azioni ed omissioni chirurgicamente elaborate. È più facile dire alla gente quello che vuole sentirsi dire anziché il contrario; del resto il consenso e la sua ricerca questo fanno.

Tuttavia è altrettanto più statisticamente probabile che ci accada qualcosa di spiacevole a causa di una bomba d’acqua, una grandinata particolarmente violenta, un alluvione o un protratto periodo di siccità o caldo elevato anziché per la mano armata di un immigrato (erano, tra l’altro, immigrati gli assassini del Brigadiere Cercello Rega? O il lanciatore di cassonetti sulla testa di un dodicenne a Bergeggi? O i componenti della banda dello spray nella discoteca di Corinaldo?)

Ma il consenso è un’altra cosa. L’importante è capitalizzarlo. A risolvere i problemi ci penserà qualcun altro. 

Articolo a cura di Stefano Mentil, Centro Documentazione Pace e Modialità, centrodocumentazione@diocesiudine.it

FONTI:

Ministero dell’Interno (http://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche/sbarchi-e-accoglienza-dei-migranti-tutti-i-dati)

Google Trends (https://trends.google.it)

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