Nuovi grani di speranza

Sabato 4 maggio alle ore 17.30 la Caritas inaugura a Trivignano una delle case del progetto di accoglienza diffusa “Nuovi grani di speranza”.

Nuovi «Grani» di speranza
 
Accompagnare. È proprio questa la parola che don Luigi Gloazzo, direttore della Caritas diocesana di Udine, ripete più spesso nel raccontare l’avventura di «Grani». Si tratta del progetto di accoglienza diffusa targato Caritas che sabato 4 maggio alle 17.30 a Rivignano Udinese, vedrà l’inaugurazione di «Cort dai Miracui», una delle cinque canoniche che, grazie a un contributo regionale di un milione di euro, sono state ristrutturate per dare una risposta abitativa a chi si trova in difficoltà. Ma l’obiettivo, in perfetto stile Caritas, non è solo questo. «È nostra convinzione – spiega infatti don Gloazzo – che non ci sia solo il bisogno di un tetto sulla testa, indispensabile certo, ma che da solo non basta. Ci vuole di più, un accompagnamento delle persone. Le famiglie che dimostrano delle difficoltà, non solo economiche, perchè ad esempio vivono problematiche di violenza, di povertà estrema, hanno bisogno di essere seguite da vicino per costruire un progetto di vita che le porti fuori dalla situazione che stanno vivendo».
 
Da qui l’idea di realizzare delle case che abbiano due tipologie di soluzioni abitative, una più legata alla famiglia, «mentre l’altra più legata alla convivenza di persone che imparano a stare assieme, anche per recuperare le loro potenzialità e la loro capacità di autogestirsi». Sono soluzioni temporanee, di transito, qui infatti le persone, con l’aiuto dei servizi del Centro di Ascolto della Caritas e soprattutto con l’aiuto dell’Ambito socio-sanitario, potranno restare fino a un anno. Come è facile immaginare la scelta delle canoniche non è casuale, l’obiettivo è infatti quello di portare persone che vivono spesso una situazione di marginalità nel cuore delle comunità locali. «Crediamo che la forza delle nostre comunità – continua don Gloazzo – stia proprio nelle relazioni, e come la gente di Trivignano ha dimostrato venendo al lavoro per aiutarci a sistemare la casa si tratta di comunità sane, fatte di persone che faranno di tutto per accogliere gli ospiti della casa, senza emarginarli. Riteniamo che la salute delle persone passi attraverso le relazioni che chi è in difficoltà all’interno di una comunità può invece ricominaciare a tessere». Fondamentale quindi il contatto e la collaborazione sul territorio tra la comunità cristiana, la comunità civile e quella parte di amministrazione pubblica che attraverso i servizi sociali cerca di reinserire queste persone.
 
La casa di Trivignano resterà di proprietà della Parrocchia: il piano terra sarà infatti a disposizione per le diverse attività che la riguardano, dagli uffici, ai locali per il catechismo e i diversi incontri della comunità. Il secondo e il terzo piano sono stati invece messi in collegamento, «recuperando – spiega il direttore della Caritas – quello che era il solaio, tradizionale nelle canoniche perché non dobbiamo dimenticare che i parroci vivevano del quartese». La struttura non supererà i nove ospiti, proprio per mantenere le caratteristiche della famiglia e della coabitazione. Nel piano superiore trovano spazio la cucina, il tinello, una sala per stare insieme e una camera grande adatta per ospitare due persone, mentre al primo piano ci sono le camere con un servizio comune. Le altre canoniche del progetto «Grani» sono a Udine nel quartiere dei Rizzi, a Bevazzana, a San Daniele e a Zompicchia di Codroipo.
«Un progetto – conclude don Gloazzo – importante che diventa un’opera segno, esempio di come una comunità, sul territorio, può diventare accogliente e addirittura promozionale e propositiva, senza fermarsi alla semplice assistenza».
 
Anna Piuzzi
Articolo pubblicato sul setimanale diocesano “La Vita cattolica” – n. 17 del 24 aprile 2013.
 

 

 

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