L’Avvento di solidarietà 2014 promuove la cultura dell’incontro

La Caritas diocesana propone una riflessione sulle dinamiche legate all’immigrazione, promuovendo la cultura dell’incontro, dell’accoglienza e dell’impegno condiviso. Il tema dell’Avvento di solidarietà 2014, infatti, è «Voi siete presso di me forestieri e ospiti» (Lv 25, 23).

“Voi siete presso di me forestieri e ospiti” è il titolo proposto dalla Caritas diocesana per l’Avvento di solidarietà 2014. Il nostro è un tempo in cui tutti parlano di immigrazione, tutti la vivono e la vedono, sui giornali o nelle strade: un fenomeno globale e inarrestabile, che sta cambiando, anno dopo anno, i connotati della società italiana ed europea. L’immigrazione è ovunque materia di dibattito e di strumentalizzazioni, dai bar alle tribune politiche, e ovunque suscita allarmismi, ansie, chiusure, pietismi… Sono reazioni viscerali, che portano a slogan e soluzioni semplicistiche, quando la complessità del “problema” dovrebbe invece imporci ampi spazi di riflessione, e una cauta sospensione dei giudizi più affrettati. E questo vale soprattutto per la Comunità cristiana, da sempre chiamata ad “amare il forestiero come se stessi” (Deuteronomio 10,19), e a un’accoglienza che vada oltre la semplice tolleranza.
 
La Caritas di Udine vuole quindi porre questo tema al centro del percorso dell’Avvento, per dare un quadro del fenomeno che eviti i più abusati sensazionalismi mediatici, e per fornire degli strumenti utili per l’animazione e la sensibilizzazione all’intercultura e all’accoglienza. Non una raccolta di fondi, quindi, ma una proposta e una sfida culturale: un riflettore acceso su una realtà tanto cruciale quanto poco conosciuta, o conosciuta superficialmente.
 

I diversi volti dell’immigrazione

 
“Immigrazione” sembra essere sinonimo di “barcone”, e a sua volta “barcone” sembra esserlo di “emergenza”. Eppure a migrare non sono solo i profughi. Emigrazione e immigrazione, queste due facce della stessa medaglia, sono fenomeni che interessano decine di milioni di persone in tutto il mondo, non solo rifugiati, e che incidono in profondità tanto sulle società che accolgono chi parte, quanto sui Paesi che vengono lasciati da chi emigra. Lo sa bene il Friuli, la cui storia è stata per tutto il secolo scorso segnata dall’emigrazione, e che oggi si scopre terra di immigrazione e, forse, di accoglienza.
 
La Caritas di Udine propone quindi quattro diverse declinazioni del migrare, una per ogni domenica dell’Avvento, a partire dall’esperienza di incontro e di ascolto degli immigrati che si rivolgono quotidianamente ai nostri servizi, come la Mensa “La Gracie di Diu”, e di chi è ospitato nelle diverse strutture di accoglienza sul territorio della Diocesi.
 

Immigrati e immigrate sono i lavoratori che – pagati o, spesso, sottopagati e sfruttati – rappresentano il 5% della forza lavoro mondiale, rispondendo alla sempre più alta richiesta di manodopera a basso costo del “primo mondo” e svolgendo mansioni di “cura” (vedi il caso badanti) che tamponano le falle dei nostri sistemi di welfare (dati Dossier Statistico Immigrazione UNAR 2014). Lavoratori che subiscono la crisi come e più dei nostri connazionali: nel 2013, su un totale 963 persone, sono stati 689 gli stranieri che si sono rivolti per un aiuto al Centro di Ascolto diocesano.Immigrati sono i fratelli e le sorelle delle comunità religiose ortodosse e musulmane, che con la loro presenza sempre più rilevante sul nostro territorio – invece di spingerci a un catastrofico “scontro di civiltà” come qualcuno prevedeva – ci richiamano alla necessità del dialogo interreligioso e dell’incontro tra culture differenti.Immigrati sono i bambini e i ragazzi compagni di banco – e di squadra di calcio o di basket – degli studenti italiani. Sono le cosiddette “seconde generazioni”, che indicano la via dell’integrazione e testimoniano che non c’è invasione se non nelle paure di chi non vive quotidianamente, fianco a fianco, con uno “straniero” che rimarrà forse tale a rigor di legge, ma che è amico, compagno e fratello per le persone che sono in relazione con lui.Immigrati sono gli uomini e le donne che fuggono dalla guerra, dalla povertà, dalle persecuzioni. I loro Paesi di origine sono lontani geograficamente, ma sono vicini in un mondo sempre più globale, e vicini dovrebbero essere per le nostre comunità cristiane. Il caso friulano è significativo in questo senso: molti richiedenti asilo entrano infatti in Italia attraversando il confine austriaco e sloveno, ed è il Friuli la loro Lampedusa. Di nuovo, conflitti e crisi umanitarie lontane, si rivelano più che vicine: arrivano a “casa nostra”, con il volto e le storie di persone che chiedono protezione e accoglienza. E per le nostre comunità quello dell’accoglienza non dovrebbe essere un dovere dettato solo dalla Convenzione di Ginevra, che norma il principio dell’asilo politico.

 
E, infine, con i profughi bisogna ricordarsi anche del fenomeno nascosto degli altri migranti forzati: i moderni schiavi (soprattutto donne), sfruttati dai trafficanti di esseri umani e utilizzati per il mercato del lavoro nero e dello sfruttamento sessuale. Persone a cui la Caritas si rivolge partecipando ai progetti regionali “FVG in rete contro la tratta”.

 

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