Assistenza legale per stranieri

Intervista di Carolina Venturini alla referente dell'équipe Area Legale Sara De Benedetti

accompagnamento legale

accompagnamento legaleIl compito principale del Centro Caritas di Udine vede nell’aiuto alla persona in situazione di grave fragilità il suo più importante obiettivo. Tra i diversi servizi attivati per ottemperare alla nostra mission, l’accoglienza riveste un ruolo centrale. Caritas, riconoscendo l’impatto concreto e decisivo della condizione e del bisogno di legalità nella vita di un migrante, ha costruito all’interno dei percorsi di accoglienza il servizio di accompagnamento giuridico legale. 

Si tratta di un servizio integrato ad accesso mediato il cui fine ultimo è agevolare il più possibile la condizione di regolarità. Per noi legalità fa rima con dignità; il successo del percorso non si limita al facilitare il raggiungimento dell’agognato riconoscimento legale. La diffusione di una cultura della legalità nel quotidiano, in particolare nell’ambito lavorativo, è condition sine qua non il documento raggiunto può essere mantenuto. 

Il nostro lavoro consiste sia nella prima fase di accompagnamento alla regolarità sia nell’informazione e nel follow up relativo le successive scelte di vita e professionali dell’individuo al fine di tutelarlo dai rischi concreti di una vita ai margini. Ecco perché l’accoglienza è un percorso a tappe sviluppato da più equipe ed ecco perché ci impegniamo quotidianamente affinché le persone raggiungano e restino nella legalità e nel rispetto del paese accogliente. L’équipe dell’Area ci accompagna alla scoperta delle peculiarità dei percorsi in affiancamento previsti dalle Convenzioni che regolano i progetti di accoglienza.

Innanzi tutto in che cosa consiste la tutela legale, come può essere richiesta e chi sono i possibili beneficiari?

Il servizio prevede un’iniziale analisi della situazione di partenza della persona ed un successivo accompagnamento nell’iter legale e burocratico per l’accertamento ed il riconoscimento eventuale di alcuni diritti connessi alla specifica situazione della persona. 

Se la persona è in accoglienza avviamo un accompagnamento nell’iter burocratico e amministrativo per la richiesta di protezione internazionale. Ciò significa che seguiamo la richiesta del soggiorno e successivi rinnovi, i colloqui informativi rispetto al diritto d’asilo. Particolare attenzione viene rivolta ai colloqui specifici di raccolta della memoria personale in vista dell’audizione dinanzi alla Commissione Territoriale competente all’esame della domanda di protezione internazionale.

Seguiamo l’orientamento rispetto agli esiti della domanda e accompagnamento alla richiesta del titolo di soggiorno, se gli viene riconosciuta una forma di protezione oppure orientamento al ricorso giurisdizionale qualora l’esito della domanda d’asilo sia negativo. Questo intervento viene realizzato in team con gli operatori che seguono gli ospiti nel quotidiano e, se necessario, con i servizi di supporto psicologico nei casi di vulnerabilità o in presenza di particolari fragilità/traumi della persona. 

Se la persona non è inserita nei percorsi di accoglienza residenziale può comunque rivolgersi al centro di ascolto per la decodifica della propria situazione giuridica e l’eventuale attivazione del supporto legale. 

I beneficiari del servizio sono tutti i cittadini stranieri che si rivolgono alla Caritas e gli accolti che hanno fatto istanza di protezione internazionale. Ma sono anche tutte quelle persone che non hanno accesso o hanno perso il diritto all’accoglienza, stranieri di lunga permanenza che devono rinnovare il permesso di soggiorno. Alcune richieste di aiuto provengono anche dal territorio (parrocchie, centri di ascolto periferici, presidi sanitari, realtà del privato sociale).

Sono previsti dei costi a carico oppure Caritas sostiene l’intero importo delle eventuali spese correlate alle richieste?

Alle persone non viene richiesto alcun contributo economico per le consulenze e per l’eventuale successivo accompagnamento. Nel caso in cui la persona dovesse affrontare un procedimento legale, parte del nostro lavoro è anche quello di informare la persona rispetto all’accesso al gratuito patrocinio.

Che cosa serve affinché un diritto venga riconosciuto ad un migrante?

A parte il diritto alla salute, che è garantito universalmente, il requisito fondamentale affinché per un cittadino straniero in Italia possa godere di una serie di diritti è la condizione di regolarità del suo soggiorno. 

Quali tipologie di interventi vi trovate a dover affrontare maggiormente?

Uno dei servizi principali quantomeno per le persone accolte è l’accompagnamento alla raccolta delle memorie e di eventuale materiale a supporto della sua domanda di protezione per poter sostenere il colloquio con la Commissione. Particolare attenzione viene dedicata alla rilevazione di eventuali fragilità anche in collaborazione con servizi interni alla Caritas (sostegno psicologico e progetto antitratta) ed esterni (servizi specialistici socio sanitari del territorio).

Tra i tanti pregiudizi verso gli stranieri, in Italia è molto forte la credenza che alcune popolazioni siano maggiormente informate sulle leggi italiane e siano in grado di raggirarle ai danni degli italiani stessi. E’ proprio così la situazione?

Per quella che è la nostra esperienza, vi è un grado di informazione medio basso rispetto al nostro sistema normativo in senso assoluto. Da un punto di vista relativo è sempre necessario contestualizzare i contenuti di alcune norme, procedure e il ruolo di tutti gli attori coinvolti. Per esempio per alcuni, il complesso sistema normativo che regola la protezione internazionale risulta di difficile decodificazione e comprensione. 

Spesso la Caritas viene percepita come l’ente erogante del diritto di soggiorno e risolutore di tutti i problemi quando invece questo dipende da altri enti esterni (Questura, Prefettura, Stato). 

Per noi la sfida non è solo il fare il possibile per accompagnare queste persone verso una condizione di legalità ma è anche quella di aiutarli ad essere consapevoli del contesto giuridico in cui si inseriscono. Le persone che incontriamo non necessariamente hanno avuto la fortuna di seguire dei percorsi scolastici quindi capita di incontrare persone non alfabetizzate.

Quanto è importante la storia che ha portato una persona nella condizione di “migrante” per il riconoscimento dei diritti legali riconosciuti dalle leggi internazionali e/o nazionali?

Il motivo che spinge una persona a lasciare il paese d’origine è l’elemento fondamentale che viene valutato al fine di garantire o meno una forma di protezione così come il rischio che la stessa correrebbe se dovesse rientrare nel Paese d’origine.

Ricostruire una memoria significa aiutare una persona a far emergere tutti gli elementi utili alla valutazione della sua domanda compresi eventuali traumi fisici e psicologici subiti in patria o durante il viaggio. Trattandosi di vissuti anche molto dolorosi non è né scontato né immediato che la persona si senta di condividerli con noi. Rispettiamo dunque i tempi di ognuno cercando di costruire le condizioni migliori affinché la persona si senta tutelata e possa aprirsi al racconto della sua storia.

E’ possibile svolgere attività di volontariato o tirocini universitari in quest’area?

Sì, ci sono state delle esperienze di tirocini universitari e di volontariato. Se qualcuno fosse interessato ad un’esperienza professionalizzante con i profughi può inviare la propria richiesta tramite il nostro sito web www.caritasudine.it alla voce “Volontariato” o “Lavora con noi” nel menù “Aree Operative”.

Sara De Benedetti – Referente Accompagnamento alla Legalità

Guarda l’intervista realizzata da Isabella Gregoratto per TeleFriuli

Condividi questo articolo

Facebookmail