Noi e la pace nel mondo

di don Luigi Gloazzo

Tutti ci chiediamo cosa possiamo fare, quando ascoltiamo le notizie, le informazioni o vediamo le immagini sfacciate, scandalose, esibite con dovizia morbosa di dettagli, delle violenze e delle morti, conseguenze delle guerre.

Dopo una indigestione per eccesso di cibo il nostro corpo reagisce digiunando. Così facciamo alcuni di noi o vorremmo fare per l’eccesso di informazioni sulla violenza nella vita sociale e dei popoli della terra. Una forma di auto protezione è quella di distanziarci dalla sofferenza che ci provoca il male, di cambiare canale della televisione, di non leggere e vedere le foto-cronache dei quotidiani. Lo abbiamo imparato dallo struzzo che, terrorizzato di fronte al pericolo, nasconde la testa sotto la sabbia. Oppure si sopravvive nell’indifferenza. Così né noi né la realtà cambia!

Un’altra reazione, più umana di fronte al male e alla violenza, è quella di scandalizzarci, di liberare i sentimenti e le emozioni che suscitano le ingiustizie e attivare proteste e azioni pubbliche di dissenso e di solidarietà. Fa parte della nostra partecipazione al bene comune e alla vita democratica, premere sulle autorità che ci governano affinché rispondano a nome di tutti che la violenza sui più fragili, anche se dai governi cosiddetti “amici”, è un crimine contro l’umanità. Quando l’unico scopo delle imprese e dei governi è quello di fare affari e cercare l’utilità negli scambi commerciali, allora assistiamo a quello che avviene oggi sulla scena mondiale. Le fragili regole concordate internazionalmente a tutela della pace, vengono ritenute un impedimento agli interessi di uno stato e della “sua” popolazione. Oggi le leggi e le regole, faticosamente concordate per la costruzione della pace, sono considerate dai “prepotenti” un impedimento a governare proprio nelle moderne “democrature”.

Anche Gesù Cristo ha affrontato il tema della violenza come risposta alle ingiustizie subite. Il conflitto fa parte della vita. Lui ha fatto l’esperienza che al male non si può rispondere con il male. Non si farebbe altro che legittimarlo e ampliarlo. Ha proposto di assumerlo e portare il peso di una proposta alternativa, nuova, profondamente umana e cristiana. Ha attivato risposte attive e Nonviolente, ha portato il peso delle conseguenze e ha reso possibile e praticabile una risposta alternativa: è stata la morte di Croce. Ha donato, in cambio della violenza subita, la sua vita. Non si è tirato indietro di fronte a chi deteneva il potere disumano e sacrificava vittime innocenti per adorare un idolo: il potere. Noi crediamo che la strada maestra per ridurre la violenza nei rapporti è quella di percorrere assieme ai violenti la strada della giustizia mansueta e della pace.

Nella Santa Messa il popolo credente prega per la pace, ma “non come la dà il mondo”. Il mondo conosce solo la pace che si impone per interesse con la forza e la prepotenza. La pace si attiva, anche oggi, quando uno, dopo Cristo, dà la propria vita sapendo che corre il rischio di perderla. Lo abbiamo visto nei tanti volontari dei medici senza Frontiere che operano a Gaza e nella presenza della comunità cattolica, bombardata “per errore”. Per questo, oltre che stare sempre dalla parte delle vittime, noi umani e cristiani, restiamo perseveranti nel chiedere la forza al Padre e a Gesù Cristo, principe della pace, la coerenza dei suoi discepoli nei pensieri e nelle scelte per i poveri, l’impegno fraterno e solidale. È nostro compito essere accanto alle vittime, come il Buon Samaritano e continuare a premere sui governanti affinché siano realizzatori di quella pace che è la vita di tutte le creature della terra, degli esseri umani e dei popoli.

Don Luigi, parroco.

 

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