Il buon Samaritano (Vincent van Gogh)

Riflessioni sull'arte a cura di Don Luigi Gloazzo

Vincent van Gogh, Il buon Samaritano (1890), olio su tela.

 Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.  (Lc 10,30-35)

La scena è ambientata lungo una strada sterrata, in mezzo a campi bruciati dal sole, che costeggia un fiume, dove, in primo piano, compaiono:

  • buon Samaritano: sceso da cavallo, per soccorrere il viandante cerca di caricarlo sulla propria cavalcatura. L’uomo è teso nello sforzo di sollevare il pesante corpo inerte, per metterlo sopra la sella, inarca la schiena fa leva con la gamba, punta il piede a terra e solleva il tallone che si stacca dalle ciabattine che porta, ha rimboccato le maniche per poter lavorare meglio;
  • viandante: derubato e malmenato, con un’evidente benda sulla testa, ancora privo di forze, viene caricato con grande fatica dal Samaritano sul proprio cavallo. L’uomo non ha la forza di salire da solo sul cavallo e senza parlare cerca di aiutarsi aggrappandosi disperatamente a chi lo sostiene in un abbraccio spasmodico e scomposto;
  • cavallo: sta attendendo pazientemente che il carico gli sia posto sulla groppa, ha le orecchie dritte pronto a percepire ed assecondare ogni movimento.

Inoltre, in secondo piano, si vedono:

  • Due passanti indifferenti (sacerdote e levita) che avevano ignorato il ferito. I due uomini erano passati di lì e non lo avevano soccorso, uno lo vediamo camminare su per il sentiero all’altezza della valigia, dell’altro s’intravede solo la sagoma rarefatta che si perde sulla strada, fin dove l’occhio può guardare, per svanire poi all’orizzonte in mezzo alle nuvole bianche, che si addensano sullo sfondo e si confondono con le pendici dei monti. I due uomini si muovono in questa calma apparente, in un’atmosfera dove tutto sembra immobile e poco si può vedere del cielo.
  • Vincent van Gogh aveva dato tanto agli altri, durante il periodo in cui era stato predicatore e si era fatto vicino a contadini e minatori, quando dipinge quest’opera vive una fase difficile della sua malattia, durante la quale si sente solo e abbandonato come l’uomo trovato ferito della parabola.
  • La struttura compositiva dell’opera: il Samaritano fa ogni sforzo per sollevare il peso inerte del ferito. Il movimento goffo dei due uomini, che quasi si abbracciano, il cui tracciato è una linea sinuosa, crea a sua volta il movimento naturalmente ondulato dei vestiti e che si diffonde sull’animale e sulle montagne sullo sfondo.
  • La somiglianza fra i tratti del Samaritano e quelli del pittore, e il suo stesso gesto di solidarietà vuole trasmettere l’idea che per aiutare davvero il prossimo, è necessario addossarsene il dolore e le difficoltà (sensazione rafforzata dal contrasto con le due piccole figure, il sacerdote e il levita, che si allontanano sullo sfondo dopo aver rifiutato di prestare soccorso al ferito).

L’opera (come altre a tema sacro) fu realizzata immediatamente dopo il recupero da una ricaduta della malattia, e può essere visto in essa il desiderio dell’artista di trovare conforto nella religione, come una via d’uscita dalla depressione, identificando se stesso in un modo o nell’altro con i protagonisti delle immagini. La pittura, infatti, era, per lui, come una forma di terapia.

La rappresentazione della realtà, evocata dal racconto evangelico, rispecchia quella umana e sociale dove viveva/viviamo, della interiorità del pittore, del rapporto tra religione e fede e ci invita a guardare in questo specchio/quadro per scoprire e sanare la nostra “malattia dell’indifferenza” e prenderci cura del fratello.

Don Luigi Gloazzo

Udine 1.7.2019

 

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